Pubblichiamo qui di seguito l'intervento che l'on. Annamaria Carloni che ha tenuto alla riunione del Consiglio Direttivo sul progetto di ricerca" In Parlamento con le donne", a nome del gruppo di coordinamento del progetto, composto dall'on. Mariapia Garavaglia, dall'on. Flavia Piccoli e dall'on. Giuseppe Soriero.
Il 23 gennaio scorso alla Camera nella prestigiosa sala della Lupa abbiamo presentato e discusso in un Convegno , che ha ricevuto generale apprezzamento, i risultati del progetto “ In Parlamento con le donne”.
Un progetto di ricerca che abbiamo scelto di dedicare alla riforme degli anni '70 e prioritariamente al percorso legislativo della legge 151/1975 , Nuovo Diritto di Famiglia , raccogliendo le testimonianze di donne e uomini parlamentari protagonisti di quella stagione politica.
In quella occasione si è realizzato un felice rapporto con diversi uffici di direzione della Camera e il convegno stesso è stato arricchito dall’eccellente intervento della vicepresidente on. Anna Ascani.
Oggi, in occasione dell’anniversario della approvazione di quella legge , poi pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 23 maggio 1975 , prendo la parola per evidenziare il significato e testimoniare la valenza di questa originale iniziativa progettuale della nostra Associazione che si fonda sulla memoria degli ex Parlamentari e che si è voluta sostenere anche con una specifica dotazione di bilancio, per cui ringrazio a nome di tuto il gruppo di lavoro che ho avuto il privilegio di coordinare .
Il valore del 50’ anniversario della Legge 151/1975 è stato celebrato ieri al massimo livello dal Presidente della Repubblica con una lunga ed argomentata dichiarazione.
Ampio spazio è stato dedicato dalla terza rete Rai con una bella trasmissione condotta da Paolo Mieli così come da altri organi di stampa che in più di un caso citano l‘iniziativa della Associazione degli Ex Parlamentari.
È unanime il riconoscimento della Riforma del 1975 , quale momento fondamentale di attuazione dei principi contenuti negli articoli 29 e 30 della Carta , riscrivendo significative parte del Codice civile.
Ricorrono al riguardo i medesimi giudizi e termini come : pietra miliare e riforma fondamentale ma soprattutto in merito alla peculiarità della riforma del '75 si insiste su una qualità , quella di aver dato seguito e concretezza a fondamentali principi costituzionali che vanno oltre la sola parità tra i coniugi .
La riforma infatti interessando tutto il campo del diritto di famiglia , dal matrimonio , ai rapporti personali, patrimoniali e successori , alla potestà genitoriale e ai diritti dei minori, con l’affermazione dell’ uguaglianza giuridica e morale di tutti i componenti (Art. 3) tocca il cuore dell’insieme dei principi fondamentali della Carta .
Dopo 50 anni e dunque ad una valutazione anche storica risalta tuttavia un dato : ci sono voluti tre decenni al Parlamento prima di attuare la Costituzione e approvare questa “ fondamentale riforma” .
Ciò significa che per i primi 30 anni della Repubblica , in democrazia, l’esistenza civile delle donne italiane è regolata da una legislazione patriarcale che le vuole in uno stato di soggezione e sottomissione al codice maritale fascista del 1942 e questa condizione civile si estende crudelmente per esempio dalle madri nubili ai figli stigmatizzati a vita come “figli di NN”.
Questa notazione storica imporrebbe molte ulteriori riflessioni .
Mi limito a due considerazioni.
Innanzitutto viene in luce la grandezza dello storico compromesso realizzato dai Costituenti ( padri e nel caso della famiglia soprattutto madri ) grazie alla autorevolezza di personalità di straordinaria levatura morale intellettuale e politica . Donne e uomini distanti tra loro per appartenenza politica, sociale e ideologica ma uniti da un cemento ancora più forte : l’antifascismo condiviso e vissuto in pratica, nella coscienza e nel pensiero.
La seconda considerazione riguarda la persistenza di un fiume sotterraneo , fatto di convenzioni e convinzioni , gerarchie sociali e sessuali, privilegi che resistono ai cambiamenti , volontà e autorità conservative e reazionarie in conflitto permanente con l’attuazione della Carta costituzionale .
Importanti sono anche due ulteriori notazioni .
L’approvazione della Riforma dopo un iter lungo e tortuoso diventa possibile solo dopo la definitiva risoluzione con il referendum del 74 della disciplina del divorzio essendo ovviamente cruciale la materia del matrimonio . Come noto la legge sul divorzio fu molto divisiva nel Paese e in Parlamento e il sapere di dialogo e mediazione messo in opera dalle donne parlamentari e mutuato dalla esperienza delle madri costituenti fu determinante.
Infine si deve dire, senza togliere merito alla radicalita’ del cambiamento contenuto nella legge 151/75 dove si liquida la struttura portante del patriarcato, con l’abrogazione della potestà maritale e della patria potestà , che la stessa lascia irrisolti rilevanti contenuti di ordine patriarcale .
La riforma del 1975 non elimina il matrimonio riparatore . Bisogna aspettare il 5 agosto 1981 con la legge n.442 per l’abrogazione insieme di matrimonio riparatore e delitto d’onore.
Tuttora permangono irrisolti nella nostra legislazione alcuni nodi fortemente simbolici come la trasmissione del cognome.
Molto giustamente e opportunamente il presidente Mattarella dichiara che la tutela dei diritti non si può mai esaurire nella astrattezza delle norme di legge ma richiede consapevolezza , coscienza sociale, rigore e denuncia che rimangono laceranti spesso in ambito familiare violenze Inaudite e nei confronti di donne e minori.
E’ soprattutto con riferimento ai minori che la Riforma del ‘75 ci parla ancora indicando limpidamente una via da seguire , quella di contrastare ingiuste differenziazioni e discriminazioni , in quel caso tra figli legittimi e illegittimi affermando sempre il superiore interesse dei minori a vivere nella propria o comunque un una famiglia . In questo caso molto resta ancora da fare e la nostra Carta Costituzionale che noi ex parlamentari difendiamo con tutta la forza della nostra testimonianza resta un faro di luce.
Concludo questa celebrazione del 50’ anniversario augurandomi che in Parlamento , le donne e gli uomini parlamentari sappiano trovare forza guardando alle migliori esperienze delle passate legislature aprendosi con coraggio alla società ai suoi cambiamenti con volontà di ascolto , dialogo e capacità di mediazione e decisione.
Per parte nostra svilupperemo il dialogo con i parlamentari in carica e con gli uffici parlamentari di direzione ricerca e documentazione per ulteriori comuni iniziative , renderemo accessibili on line attraverso il sito della associazione tutti materiali legati alla ricerca comprese le video interviste e ci attiveremo per promuovere iniziative sui territori che sappiano coinvolgere altri soggetti e istituzioni ed impegnare con proprie testimonianze i parlamentari nostri associati.
Annamaria Carloni