Destinazione Porto Santo Stefano
In queste torride giornate di luglio 2026 mi accingo a partire per Porto Santo Stefano per la presentazione del libro di Hubert Corsi "Concretezza e Passione Politica” che ho avuto il pregio di curare.
Date le temperature così elevate non so se tutti noi che partecipiamo all’evento siamo pazzi o eroi. O forse tutte e due le cose, certamente malati del virus della politica, da sempre. Ma come si fa a rinunciare a un evento promosso da un amico con il quale abbia percorso un lungo tratto di strada della vita, in un luogo simbolo come l’Argentario di cui è stato sindaco per un decennio, in una sala dedicata a Madre Teresa di Calcutta, cittadina onoraria di quei luoghi, e infine ai promotori che sono il corpo vivo di quella comunità come le Acli e la Misericordia?
Ecco c’è tutto questo in essere in noi pazzi o eroi.
Mentre predisponevo il mio intervento per sabato pomeriggio attraverso una lunga elaborazione, come di consueto, ascoltando qualche talk show mi sono imbattuto in Antonio Padellaro, Affermato direttore di quotidiani, che pubblicizzava il suo ultimo libro “quando eravamo felici”. Un libro struggente che muovendo dalla perdita della consorte (un po’ mi sono ritrovato nelle mie vicende personali) racconta gli anni giovanili in Versilia senza rinunciare ad alcuni passaggi politici che vanno dagli anni cinquanta in su. Per l’ansia di leggerlo ne ho comprate due copie quella Kindle on line e quella stampata, che tardava ad arrivare. Il libro è quasi un instant book perché – da appassionato cultore dell’editoria, ho riscontrato come mancano i titoli ai capitoli così come l’indice dei nomi. Ma ciò non fa perdere il valore del libro che si legge d’un fiato in una scrittura sobria, asciutta ed incisiva.
Per la parte politica Padellaro focalizza il 1962 come anno della riforma di Fanfani con la nascita dell’Enel e la distribuzione del Sussidiario ai bambini come atto simbolico della riforma della scuola. Per Padellaro il 1962 dunque è l’anno del centrosinistra di Fanfani che vede l’appoggio esterno del psi di cui quelle riforme rappresentano punti qualificanti dell’accordo programmatico.
Per me invece, oltre, quei due momenti, il 1962 è l’anno del congresso dei giovani DC che si svolge a Perugia a fine luglio, e vede protagonisti Fanfani e Moro nel loro rapporto con i giovani allora guidati da Luciano Benadusi. Di ciò parliamo diffusamente nel libro di Hubert Corsi che fece il suo debutto politico proprio in quella occasione insieme a Calogero Mannino, Aventino Frau, Giuseppe Gargani, Franco Mazzola, Sergio Ercini, Giancarlo Perone, Rodolfo Brancoli, Francesco Mattioli e tanti altri ancora.
Ma torniamo a Padellaro. Posso rivelare che Gerardo Bianco nella lettura quotidiana degli articoli del Corriere esprimeva sempre un giudizio positivo – lui un linguista e latinista raffinato – per lo stile nella scrittura dell’allora giovane parlamentarista. Evidentemente lo stile era nel dna di famiglia. Non ne faceva mistero anche pubblicamente.
Nel libro Padellaro ha il rimpianto per i tempi in cui “la Politica era una cosa seria” però se si fa una lettura in controluce delle vicende politiche raccontate non rinuncia ad alcune sottolineature su cui non si possono non esprimere dubbi e perplessità relativamente alla lettura sugli scandali che hanno colpito la DC dal delitto Montesi con l’attacco a Attilio Piccioni, alla morte di Mattei, dall’avvocato Vito Guarrasi a Piersanti Mattarella, dal delitto Martirano al Vaticano.
Forse manca solo lo scandalo di Fiumicino degli anni sessanta o quello dei petroli degli anni settanta.
Del resto Padellaro partecipò alla realizzazione del film di Roberto Faenza, Forza Italia che fu una caustica ricostruzione del regime DC.
Padellaro è autore anche di uno scoop su Fanfani ai tempi del referendum sul divorzio in occasione di un comizio in Sicilia e poi, nella mia ricerca, ho ritrovato anche una preziosa intervista a Fanfani in occasione degli ottanta anni dello statista DC, ricca di preziosi aneddoti ricavati dai Diari: dall’incontro con Dossetti per entrare in politica a quelli con De Gasperi sulla scelta del nome del partito, dall’incontro con il
Papa alla distruzione degli appunti di Dossetti, dal piano casa ai contrasti con Tupini, dalle previsioni sui risultati del 1948 all’udienza di Gromiko in Vaticano fino a Kennedy.
Rileggere quell’intervista del 9 febbraio 1988 potrebbe essere illuminante per tanti giovani.
Questo libro di Corsi è una testimonianza; è un discorso ai giovani sulla storia della DC e sul funzionamento delle Istituzioni. È una esaltazione della rappresentatività del Parlamento. Un libro documentario che porta inevitabilmente ad Amintore Fanfani per il rapporto di amicizia e di collegamento politico con Corsi. È un libro sul funzionamento di un partito grande come modello di democrazia interna. Hubert Corsi ha vissuto una stagione politica e il suo lavoro non era astratto come un angelo senza sesso come ha scritto Calogero Mannino nella postfazione.
Voglio in chiusura citare due massime di Fanfani:
“La politica è decisione per renderla costruttiva non sempre servono i rinvii."
“Quando un uomo si trova di fronte a un bivio e non sa cosa scegliere, se sceglie la strada più difficile non sbaglia!”
Maurizio Eufemi
18 luglio 2026

