La relazione del Presidente Gargani all'assemblea generale del 18 dicembre 2025

La relazione del Presidente Gargani all'assemblea generale del 18 dicembre 2025

La relazione del Presidente Gargani all’assemblea generale del 18 dicembre 2025

RELAZIONE DEL PRESIDENTE GIUSEPPE GARGANI

ASSEMBLEA GENERALE DEI SOCI 18 DICEMBRE 2025

Un saluto al congresso da parte mia è d’obbligo nonostante l’assemblea sia considerata seggio elettorale.

La presenza della lista unica in ogni caso ci libera dall’obbligo del silenzio. La mia non è una relazione ma un saluto ed è un commento al documento a supporto della lista che abbiamo scritto collegialmente e con molte riflessioni. Il resoconto dei tre anni di mandato vi è stato detto periodicamente e alcune pubblicazioni dimostrano l’impegno del gruppo dirigente per potenziare l’Associazione che è stato attivo ed efficiente. La lista che presentiamo a voi è rappresentativa ancor più del passato di tutte le esperienze e le idee politiche che vi sono state e vi sono nel nostro Parlamento e nel Paese. E quindi dovremo con più impegno trovare una sintesi per arricchire il nostro patrimonio.

Debbo dirvi una cosa importante: in questi anni ho fatto di tutto per ricercare un rapporto non dico privilegiato ma normale con l’attuale Parlamento, ma ci sono riuscito solo parte. Non mi rassegno perché vivo un rapporto importante con l’Associazione degli ex Deputati europei dove c’è un grande rispetto per gli ex parlamentari.

Questo problema dei vitalizi ha avvelenato il rapporto e c’è una pregiudiziale che non fa onore alla Camera dei Deputati perché è illegale e illegittima e non ha precedenti come sapete. Il contenzioso sui vitalizi è ora fuori dal Parlamento e vi trasmetto il mio ottimismo perché in Europa e in Cassazione non vi sono pregiudiziali e dovremmo vedere ristabilito un diritto elementare e incontestabile. Prevale sempre il bene sul male, la legittimità sulla illegittimità, questo è il mio motto, ma staremo a vedere.

Anche per l’adeguamento ISTAT sui nostri vitalizi è stato necessario interessare la Commissione dell’Autodichia che, come vi ho scritto nella lettera, che vi ho inviato ha dimostrato di stabilire un itinerario idoneo a risolvere il problema. Ho distribuito una bozza di un libro bianco sui vitalizi che avevo preannunziato.

Si tratta di una bozza che dovremmo completare con il contributo del nuovo direttivo che deve restare negli archivi della Camera dei Deputati per una valutazione che gli storici faranno.

Ma nonostante questi problemi, sui quali è appena il caso di ricordarlo, impegneremo tutto il nostro tempo, dobbiamo far funzionare l’Associazione per ritornare alla nostra ragione anche statutaria, l’esigenza di ricercare la sintesi a cui accennavo all’inizio è bene esplicitare e commentare il documento da presentare.

Partendo dunque dal documento unitario che accompagna la lista del direttivo sottoposto alla vostra attenzione e che individua il valore politico di chi è chiamato a guidare l’Associazione, credo che dobbiamo assegnarci un compito ambizioso, quello di trovare una sintesi delle culture che hanno caratterizzato i partiti per il passato e che i partiti non sono riusciti a realizzare. I popolari e i post-comunisti non sono riusciti a trovare una sintesi perché le relative politiche non lo consentivano, e quindi la mancata fusione ha pesato in questi anni e la sinistra non ha convissuto e non convive con il centro e non riesce a diventare “coalizione”. Così capita pure per i partiti della destra.

 La coalizione che oggi guida il governo d’altra parte è profondamente divisa al suo interno come è del tutto evidente e ha un unico legame: il potere.  La lega non condivide niente di quello che fanno gli altri due partiti ma vota pedissequamente per stare al governo, e il Presidente del Consiglio non tiene conto delle critiche che partono dall’interno. La stabilità formale del governo si scontra con la instabilità assoluta dei programmi.

Faccio questi rilievi non per criticare a destra e a sinistra ma per constatare che le coalizioni non riescono a fare sintesi perché la cultura politica risulta subordinata alle piccole faziosità e ai piccoli interessi che non dovrebbero avere mai la prevalenza. Riteniamo, come abbiamo sempre osservato, che il personalismo nei partiti è la causa principale di questa accentuata disarmonia.

L’Associazione, che rifugge da questo personalismo, deve dunque lavorare in questi anni per trovare una sintesi che superi i tradizionali riferimenti per un salto in avanti che tenga conto di tutto quello che è avvenuto in questi anni sul piano dello sviluppo tecnico, sul piano dell'informatica, sul piano dell’intelligenza artificiale di cui pur non essendo un esperto dirò qualcosa.

Proprio per l'esperienza che abbiamo accumulato possiamo noi essere in grado di guardare al futuro e indicare noi una strada completamente nuova ai partiti. In questo caso L’Associazione dimostrerà di avere un valore intrinseco, peculiare e di darsi una funzione preziosa per il nostro paese.

Le problematiche sulle quali bisogna soffermarsi e che costituiranno oggetto di dibattito al nostro interno e oggetto di studio da parte di comitati che costituiremo per collaborare strettamente con il direttivo, possono essere individuate in 11 punti.

1)Una politica per le donne. In questo scenario ha esercitato un ruolo pilota la promozione della Ricerca su “In Parlamento con le Donne” presentata a Montecitorio a maggio scorso, celebrando per primi i 50 anni dall’approvazione della legge sul Diritto di Famiglia.

Questa esperienza, coordinata dal gruppo di colleghe associate, ha impresso un valore aggiunto al necessario confronto sul ruolo delle donne dentro e fuori il Parlamento. L’esperienza realizzata è un punto di riferimento per proseguire e sviluppare ulteriormente l’iniziativa anche nei prossimi anni; il contributo politico culturale e una più larga presenza negli Organismi, come elemento costitutivo e novità caratterizzante il profilo culturale ed etico dell’Associazione.

2) Il problema della giustizia che è ancora più attuale per la riforma costituzionale sottoposta a referendum. L’equilibrio dei poteri è messo in crisi dalla prevalenza del giudiziario che rende ancora più incerta la certezza del diritto e della legge, ed è legato appunto al rapporto purtroppo in grave crisi tra politica e magistratura. È la democrazia a risentirne ed io credo che sia molto utile, una approfondita discussione tra di noi.

3) La formazione. Per rafforzare e rinnovarne il profilo culturale, l’Associazione nel prossimo periodo deve sviluppare le attività di comunicazione e di formazione a livello nazionale e locale e promuovere rapporti di collaborazione strutturata con Istituti di ricerca, Fondazioni, Università, Sindacati e altre associazioni di categoria.

In particolare il nuovo Consiglio Direttivo dovrà valutare i rapporti con Fondazioni e Istituti Universitari, che potranno assumere varie forme, fino all’idea di dar vita a una originale e nuova “Scuola di formazione politica” sulle quali dovrà svilupparsi un approfondito dibattito in seno agli organi.

4) Una nuova proposta di legge elettorale che ripristini il valore e il significato del voto mortificato da tante leggi che in questi anni hanno allontanato gli elettori, i quali invece vogliono che la sua partecipazione sia effettiva e concreta con una scelta per chi deve rappresentarlo.

5) Il ripristino dell'art. 68 della Costituzione perché la sua revisione nel marzo 1993 ha eliminato le guarentigie per i parlamentari e ha causato squilibri dei poteri. La modifica è stata realizzata in un periodo storico tra i più tormentati e controversi della storia repubblicana, e ha modificato il dettato dell'art. 68 nella formula vigente: i membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere delle opinioni espresse e dai voti dati nell'esercizio delle loro funzioni senza autorizzazione della Camera alla quale appartiene, nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, nè può essere arrestato o altrimenti privato della libertà personale, o mantenuto in detenzione salvo che in esecuzione  di una sentenza irrevocabile di condanna, ovvero sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza.

Analoga autorizzazione è richiesta per sottoporre i membri del Parlamento ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni e a sequestro di corrispondenza.

Questo ha consentito all’autorità giudiziaria di avviare un procedimento penale nei confronti di un deputato o di un senatore senza l’obbligo di chiedere l’autorizzazione alla Camera di appartenenza.

La finalità perseguita dal Mortati, Calamandrei, Einaudi e dagli altri Padri della Repubblica non era certo quella di garantire l'impunità al parlamentare bensì quella di attribuire all'elettore la valutazione insindacabile dell'operato del politico, che esercita la funzione più importante per la vita della cittadinanza.

Se si condividono gli alti principi ed ideali dei Padri costituenti bisogna provvedere a reintrodurre l’originaria formulazione del secondo comma dell’art. 68, lasciando eventuali migliorie e aggiornamenti, anche alla luce della legislazione vigente.

6) Una proposta di legge che ripristini il numero dei parlamentari perché il taglio effettuato qualche anno fa ha reso il Parlamento meno rappresentativo in tanti territori e quindi ha mortificato la rappresentanza oltre ad avere colpito la funzionalità stessa delle Camere.

7) La modifica dello Statuto e il Regolamento dell’associazione tenendo conto del lavoro svolto finora che dovrà essere approvato dall’Assemblea del giugno prossimo.

8) Lo Statuto del Deputato e dell’ex deputato che abbiamo preparato da tempo e che dovremo concordare con il Parlamento.

9) La proposta di legge sull’autodichia che abbiamo già presentato al Parlamento.

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Fare queste riforme o correggere quelle sbagliate costituisce il presupposto per creare un rapporto più solido con i cittadini e una loro partecipazione.

La società ha bisogno di punti di riferimento e ha bisogno di una guida che è compito della classe dirigente.

10) L'Europa e la politica internazionale deve essere un punto di riferimento per valutare e orientare la politica interna e qui conviene allargare il nostro orizzonte di indagine.

Il documento strategico è quindi fondamentale e ufficiale degli Stati Uniti dice testualmente.

“Dopo la fine della guerra fredda, la élite della politica estera americana erano convinti che il dominio permanente americano sul mondo intero fosse nel miglior interesse del paese.

“Le élite americane hanno mal calcolato la disponibilità dell’America ad assumersi per sempre oneri globali e hanno sopravvalutato le capacità dell’”America”. Non sono quindi dichiarazioni estemporanee di Trump”.

“Si tratta di una svolta epocale della politica estera degli stati Uniti”.

“Sta a noi accettare il multilateralismo per cui gli stati occidentali non sono più prevalenti e siccome l’Europa crede nel diritto internazionale deve di conseguenza rafforzare la sua autonomia potenziando la sua sovranità complessiva rifuggendo da un sovranismo miope”.

Non possiamo non convenire che quando le istituzioni internazionali sono entrate in crisi si sono preparate le guerre. Quando la Società delle Nazioni non ha avuto più valore e consistenza è scoppiata la seconda guerra mondiale.

Ora l’Onu, la Nato e l’EU sono i riferimenti che se eliminati, il mondo sarebbe in balia certamente non del diritto ma dello scontro tra i più forti.

11) Una proposta di legge che renda l’operativo art. 49 della Costituzione che recita “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale” non ha avuto finora una legge di applicazione perché i partiti erano ideologicamente e organizzativamente forti e avevano regole democratiche all’interno per cui il legislatore non si è preoccupato di approvare una legge esplicativa di quei principi. Ora il personalismo ha eliminato le regole nei partiti che sono soltanto comitati elettorali permanenti e che hanno perduto valore e consenso. Una legge può contribuire a ristabilire la democrazia interna e ridare valore ai partiti.

L’intera gamma delle relazioni socio politiche si sta trasformando, come conseguenza di una mutazione genetica della base organizzativa dei partiti che non possono più contare su uniformità dei loro elettori che si comportano sempre più in maniera difforme e differenziata; di conseguenza ci deve essere un modello organizzativo diverso. Il partito non è più un sistema di raccolta ed elaborazione veloce di dati in base a categorie discrezionali.

Il partito si costruisce oggi attorno alle competenze, come piattaforme di controllo.

Quella che è in gioco è proprio la rappresentanza degli interessi che oggi separa gli individui fra di loro e l’insieme del ceto politico. In questo spazio cresce il sovranismo anti elitario promosso dalle élite.

Colmare questo spazio dando ai portatori di consenso una forma di organizzazione orizzontale, portandoli direttamente nella fase deliberativa della politica è la chiave per togliere spazio alle forme di rancore e rabbia che alimentano la guerra ibrida.

Per questo oggi è indispensabile porci una domanda che vediamo largamente snobbata dalla politica: ma come si voterà nel 2027, quando il paese dovrà affrontare la prossima tornata di elezioni politiche?, che non può non risentire di tutto questo cambiamento epocale sul piano politico e sul piano tecnico.

Questo comporta una visione della nuova società digitale che abbia la capacità di allargare l’orizzonte di intervento a figure sociali diverse sul piano professionale e a nuovi ceti sociali che si impongono.

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È necessario sollecitare da parte nostra i gruppi parlamentari per delineare una nuova fase che non potrà non tenere conto dei valori giuridici morali e istituzionali che quelle problematiche contengono

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Tutto questo complesso di temi e di programmi può essere considerato impegnativo ma non velleitario perché la vecchia classe dirigente deve essere tanto illuminata per capire il nuovo e se possibile gestirlo per le nuove generazioni.

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Questa organizzazione del lavoro dell’Associazione ci potrà far essere interlocutori con il Parlamento ma forse aiuterà il passaggio alla nuova fase che è tutta da delineare, ma che non potrà non tenere conto dei valori giuridici, morali e istituzionali che quelle problematiche contengono.
Dobbiamo in conclusione essere classificati “saggi” come gli antichi romani chiamavano le personalità di grande esperienza.

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