Fra i tanti che accorsero a Reggio Calabria e Messina per portare soccorso dopo il devastante terremoto del 1908 c’era un personaggio d’eccezione, che legò con un nodo indissolubile il suo nome alla storia della Calabria: Umberto Zanotti Bianco.
Archeologo, avvocato, ambientalista ante-litteram, educatore, filantropo, senatore a vita e fervente antifascista, Zanotti Bianco ha dedicato la sua vita alla questione meridionale. Per esempio fondando nel 1910 ANIMI (Associazione Nazionale per gli Interessi del Mezzogiorno d’Italia) che, con l’apporto di studiosi e intellettuali del calibro di Gaetano Salvemini, Benedetto Croce, Luigi Einaudi e Giovanni Malvezzi (solo per citarne alcuni) da più di cent’anni si occupa attivamente del sud Italia.
Se l’obbiettivo iniziale dell’Associazione fu quello di intervenire, in un’ottica di filantropia sociale, con iniziative puntuali e concrete in occasione di calamità naturali, a partire dagli anni ’20 l’attenzione del gruppo, e in particolare quella di Zanotti Bianco, si concentrerà sulla lotta all’analfabetismo, con la creazione di quasi 2000 tra orfanotrofi, asili nido e scuole per bambini e per adulti, molte delle quali in Calabria. Tanto che è impossibile parlare di storia dell’educazione in Italia senza nominare l’ANIMI.
Una di queste strutture, fondata da Zanotti Bianco nel 1926, sorge a pochi chilometri da Santa Caterina dello Ionio: dopo essere stata orfanotrofio e scuola femminile per tanti anni, oggi è una residenza per disabili e anziani, ribattezzata Rinascita.
Madrina della serata Carmen Lasorella, giornalista e consigliera d’amministrazione ANIMI, che ha riassunto in una parola la grande lezione di quest’uomo straordinario: umanità.
Una lezione valida oggi più che mai, in un mondo devastato da guerre e abusi che i minori, gli anelli più deboli della catena, pagano a carissimo prezzo. Per questo furono e sono i primi da proteggere.
Zanotti Bianco metteva il cuore oltre al cervello in tutto quello che faceva. In primis come educatore, ma anche come politico o come archeologo. Pagò il suo antifascismo col confino, e anche se si devono a lui scavi importantissimi come quello di Sibari e dell’Heraion alla foce del Sele, considerò sempre l’archeologia come un capitale collettivo, riconoscendone il valore sociale oltre che storico. Voleva far emergere le vestigia del passato affinché ne potessero godere tutti, per renderlo un patrimonio condiviso. Tanto più antico, quanto più importante per il presente.
Ecco la chiave. Non rifugiarsi nel passato come fosse una chimera, ma neanche rifiutarlo come inutile e obsoleto. Al contrario, afferrare il filo rosso e ininterrotto che lo lega al presente, che lo rende vitale anche oggi.
Come ha concluso l’onorevole Pino Soriero, Presidente degli ex-parlamentari della Repubblica: bisogna creare un circuito di fiducia che sconfigga il pessimismo, dove territori abituati per secoli ad essere nemici o avversari tornino invece a collaborare per costruire comunità allargate e resilienti. In altre parole, opporre al declino assistito previsto dal Piano Nazionale per le aeree interne (2021/2027) nuove strategie di sopravvivenza. Ovvero, quello che sta coraggiosamente facendo il comune di Santa Caterina dello Ionio.
Marta Irene Franceschini