Domani, 21 luglio, si presenta il volume "Lavoro democratico. Una legge per "La piena e buona occupazione in particolare per giovani e donne", a cura di Laura Pennacchi e Giorgio Fazio, presso la Sala dell'Istituto di Santa Maria in Aquiro, Piazza Capranica 72, Roma.
Pubblichiamo di seguito il commento contenuto nel volume, che era stato elaborato a doppia firma da Giuseppe Gargani e Giuseppe Soriero.
UMANESIMO DEL LAVORO E CIVILTA’ DELLA POLITICA - commento di Giuseppe Gargani e Giuseppe Soriero
L’Associazione degli Ex Parlamentari partecipa con vivo interesse al confronto sulla proposta di legge per “La piena e buona occupazione in particolare per giovani e donne”
Apprezziamo l’impostazione e i contenuti della ricerca ancor più in questa fase segnata dal dibattito culturale e istituzionale sulle fragilità del modello di sviluppo italiano e sul vero e proprio scompiglio degli scenari europei ed internazionali.
La proposta, coordinata da Laura Pennacchi, interviene nella attualità del dibattito sui poteri del Parlamento, nell’80° anniversario dell’Assemblea costituente che ha dedicato tanta attenzione alla centralità del lavoro come pilastro strutturale di ogni ipotesi di sviluppo e fondamento morale di una nuova etica pubblica. Le caratteristiche della crescita economica e sociale e le implicazioni sul governo democratico delle risorse sono state poste in rilievo nel recente documento programmatico per l’Assemblea Congressuale (tenuta a Montecitorio il 18 dicembre 2025).
L’Associazione ex parlamentari, in sintonia con l’art. 3 della Costituzione, si pone l’obiettivo di una ulteriore riflessione aggiornata sul rapporto tra i diritti formali e quelli sostanziali dei cittadini, tra politica ed economia, Stato e mercato, capitale e lavoro.
La vera sfida che sta di fronte alla democrazia e alle istituzioni nelle quali essa si esprime è quella della riconquista della capacità di controllo dell’economia da parte della politica, rimotivando la partecipazione dei cittadini e innanzi tutto il protagonismo attivo delle nuove generazioni.
Non a caso per rafforzare il proprio profilo culturale, l’Associazione ha deciso di ampliare le attività di comunicazione e di formazione a livello nazionale e locale attivando la collaborazione proficua con Università, Istituti di ricerca, Fondazioni culturali e sindacali, la promozione di iniziative che rafforzino l’alleanza tra scuola, famiglia e Istituzioni nazionali e locali. La sfida tra conservazione ed innovazione è tutta aperta, pur essendosi modificato il paradigma interpretativo su potenzialità e ruolo dell’Europa nel mondo. Se è lo Stato che deve intervenire di più con misure e metodologie innovative per raggiungere una piena e buona occupazione si richiede innanzitutto una forte coerenza tra obiettivi nazionali e scenari europei di sviluppo, nel rispetto assoluto del diritto internazionale, della sovranità degli Stati, della libertà dei popoli. Ma in questa fase tutti i principi sembrano sovvertiti ed è più faticoso delineare sicuri orizzonti di pace.
Quali sono oggi i poteri residui di uno Stato, se anche l’Europa fatica a intervenire di più nel momento in cui vengono cancellati vistosamente i cardini del rapporto tra gli stati e sostituito brutalmente dal “diritto all’invasione”?
“Siamo forse nelle mani di pazzi scatenati”? Ritorna attualissima la domanda posta da Keynes nell’Università di Dublino a proposito delle follie della dittatura nazista (Keynes a Dublino Fondazione La Malfa, dicembre 2025).
Invasioni e usurpazioni, dal petrolio alle terre rare, alla competizione astronomica e satellitare per acquisire nuovi domini nello spazio, snaturano gli equilibri nella formazione e distribuzione delle risorse del pianeta tra i Paesi del G 7 e il Resto del mondo (RdM). La crisi evidente dell’Europa non è un risultato fatale, casuale, indeterminato. È il frutto di responsabilità oggettive e soggettive, forse davvero di quella “ignavia delle classi dirigenti” (stigmatizzata pubblicamente sin dal 2012 dal filosofo Jurghen Habermas) che rallettando la costruzione degli Stati Uniti d’Europa ha condannato quest’area geopolitica a una funzione residuale del tutto irrilevante. In questa “morsa di una duplice crisi della democrazia e dell’ordine internazionale” (S. Cassese) gli USA forzano per imporre un assetto non solo militare, ma ideologico con segnali d’involuzione clamorosa nell’orientamento dei popoli. In questo mondo a soqquadro né la politica, né l’economia riescono più a guidare gli orientamenti dei popoli, adesso di nuovo in balia di pulsioni antropologiche profonde, tra paure ancestrali e volontà di potenza :
Le donne in casa a cucinare e a generare figli”, ha scritto nei giorni sorsi con rilievo, Emma Goldbergh (“Repubblica Robinson 11 gennaio 2026) descrivendo le caratteristiche di un movimento antifemminista che tende in America a ricacciare in un angolo battaglie e conquiste storiche dei movimenti femminili. “Plasmare per ispirare un ritorno ai ruoli di genere tradizionali” denuncia Laura Field (autrice di Furios Mindes: The Making of Maga New Right);
- le autocrazie sono più adatte allo spirito dei tempi: è la convinzione inaudita del 30% degli italiani squadernata dal Censis nel recente 59° Rapporto, presentato il 5 dicembre scorso. Il Grande Debito inaugura il secolo delle società post-welfare. L’Italia spende più per interessi (85,6 miliardi) che per investimenti (78,3 miliardi). Il lungo autunno industriale rischia di scivolare nel gelido inverno della deindustrializzazione. Rispetto a questo contesto angosciante sosteniamo convintamente la proposta per un Umanesimo del lavoro evocata dagli estensori della proposta di legge.
Prima di Natale abbiamo invitato a Montecitorio i rappresentanti di autorevoli Centri studi per confrontarci non solo sui limiti storici del vecchio continente, bensì sulle potenzialità suggestive di una Costituzione europea che mandi in soffitta la visione “economicistica” tutta incentrata sui trattati e sui finanziamenti targati dai successivi acronimi, dal PON al POR fino al PNRR. E se in Italia alcune ferite tra Nord e Sud son ancora aperte il più audace progetto unitario non può che essere connotato con le sembianze suggestive del Manifesto di Ventotene “Per un’Europa libera e unita”.
L’Europa è l'unico continente dove, grazie al radicamento storico di solide tradizioni culturali e scientifiche, si può affrontare senza paure irrazionali l’IA sulla scorta di principi etici e trasparenti, come ha autorevolmente affermato Papa Benedetto dal versante religioso e negli stessi giorni dal fronte laico il Nobel Parisi presentando nell’Università di Bologna
Il “Manifesto per il Centro europeo di intelligenza artificiale”. Un centro di ricerca pubblico e incentrato sulla valorizzazione del capitale umano e l’attrazione dei talenti, sulla sostenibilità energetica e ambientale, sull’apertura internazionale e il radicamento nelle tradizioni scientifiche europee. L'intelligenza artificiale - sta trasformando la scienza, la tecnologia, la società e la cultura: “Impara regole e linguaggi -sottolinea il magazine Progetto Manager- ma acquisisce anche senso comune e fantasia”.
Perciò L'Europa non deve limitarsi ad adattarsi a questa trasformazione, ma deve contribuire attivamente a plasmarla. E’ una sfida davvero inedita e al contempo affascinante giacché “ sta sempre più crescendo “ come una valanga l’affidamento dei Governi sull’IA per prendere decisioni” senza che i cittadini se ne rendano conto - scandisce nel suo recente libro il politologo della Columbia University Eduardo Albrecht che arriva a ipotizzare “Un terzo parlamento” per i cittadini digitali che possano utilizzare le più avanzate tecnologie per decidere insieme dentro le nuove Istituzioni orientate da forti principi etici. Si può e si deve inventare un “Software democratico” (Maurizio Ferrera) non solo un metodo di governo ma anche una norma di comportamenti etici che influiscano sulle decisioni e sui decisori.
“Come può l’Europa resistere a sé stessa? Ha chiesto il 2 dicembre scorso a Milano la Fondazione Feltrinelli nel convegno promosso per analizzare “fragilità strutturali, minacce esterne (Russia, ma pure Usa), nemici interni (i sovranisti), soluzioni incerte”
Se l’Unione europea è tuttora una costruzione incompiuta, sui dazi Trump ha potuto imporre misure unilaterali, perché l’Europa era divisa in termini di sicurezza e di politica
È questione su cui ragionare attentamente ancor più in questa fase di verifica delle attività collegate al PNRR e dalle recenti indicazioni scaturite dall’approvazione del bilancio approvato dal Parlamento. In ottobre terremo in Sicilia una Conferenza d’intesa con l’Associazione degli ex parlamentari europei sulle Risorse del mare negli scenari di sviluppo euromediterranei e la funzione strategica della logistica italiana.
I giovani italiani - registra il Censis - affrontano un mercato del lavoro pieno di opportunità digitali e di auto-imprenditorialità, ma anche di sfide legate alla precarietà, salari bassi e una percezione di disaffezione, con una forte spinta verso la formazione continua e le nuove tecnologie. Tra i giovani sono in netto aumento gli inattivi: +176.000 nei primi dieci mesi dell’anno (+3,0%).
Il Rapporto Svimez 2025, arricchendo le sue analisi sull’ Europa tra esasperata competitività e incompiuta coesione, squaderna le cifre dello spopolamento e delle migrazioni dei giovani talenti, i divari di genere inaccettabili nel mercato del lavoro e invoca, dopo la fase del Reddito di cittadinanza misure efficaci per tutelare il diritto al lavoro e all’inclusione, indicando la riforma necessaria delle politiche di coesione post 2027. Gli autori di questo commento hanno partecipato a tante iniziative politiche e parlamentari per significative tappe dell’intervento pubblico a favore dei giovani: dalla legge 285 del 1977, mirata a incentivare l'impiego di giovani in agricoltura, artigianato, e servizi attraverso contratti di formazione e progetti di lavori socialmente utili, alla legge De Vito del 1986, approvata per finanziare nuove imprese giovanili, al Prestito d’Onore del 1996, per valorizzare assieme a progetti di lavoro autonomo anche la dignità e il rispetto per le nuove generazioni. In altre sedi sarà giusto riflettere sulle strettoie generali nazionali che hanno depotenziato le politiche di riforma del mercato del lavoro, lasciando ancora irrisolte lacerazioni sociali e dualismi territoriali tra Nord e Sud. In questa sede il nostro commento privilegia doverosamente i segnali di speranza. L’irrompere nei mesi scorsi sulla scena italiana e mondiale di centinaia di migliaia di giovani contro le guerre e per la pace chiamano tutti noi a impegni solenni per il lavoro, per lo sviluppo, per la coesione, osando di più nella ricerca teorica e nel lavoro politico con quesiti audaci per sottrarre interi settori economici al potere vincolante e totalizzante del profitto. Si può superare la dialettica datata e a volte sterile tra globalizzazione e populismo per individuare una dimensione transnazionale che stimoli la demercificazione della vita sociale? Tomas Piketty e Michael Sandel nel loro recente Dialogo sull’Uguaglianza si confrontano sulle radici della disuguaglianza e sulle strade per superarla. Il denaro dovrebbe contare di meno? Quali possono essere i limiti morali dei mercati? Quale raccordo tra tassazione, solidarietà e spirito di comunità? Sono interrogativi “incalzanti” specie in Italia. C’è chi grida allo scandalo sulla tassa per le “ricchezze” e chi abbassa i riflettori su meccanismi di accumulazione di grandi gruppi imprenditoriali e sullo strapotere di alcuni stipendi dei vertici finanziari. Nelle stesse ore i giornali mettono in evidenza: Dividendi record e utili in aumento di grandi aziende pubbliche e le sofferenze di tanti giovani che rinunciano a costruire una famiglia e ad avere figli. Noi siamo pronti a esprimere le nostre idee, con competenza ed esperienza per far avanzare in Parlamento e nel Paese proposte concrete per sostenere i giovani e le donne a superare le insidie dell’indifferenza, per conquistare occasioni di piena e buona occupazione che siano il perno della crescita civile, culturale, morale dell’Italia in Europa e nel mondo.
Così vogliamo enunciare l’adesione convinta dell’Associazione degli Ex parlamentari alla piattaforma per un nuovo Umanesimo del lavoro ed anche per una nuova civiltà della Politica e delle Istituzioni.
Giuseppe Gargani - Presidente
Giuseppe Soriero - Segretario
